Edilizia in crisi anche in Emilia Romagna, numeri da allarme

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Lo sciopero generale dell’edilizia convocato il 18 dicembre su base nazionale dai sindacati di categoria è stata l’occasione per rimettere al centro delle cronache un settore tanto strategico e importante per l’economia d’Italia (e delle varie Regioni) quanto in crisi a causa della contrazione degli investimenti pubblici e privati. Anche in Emilia Romagna la situazione non è rosea, nonostante qualche piccolo segnale di ottimismo si cominci a intravedere.

La crisi dell’edilizia a Rimini

In ambito regionale, una delle zone dove il mondo delle costruzioni ha pagato il prezzo più alto alla congiuntura negativa è la provincia di Rimini: dati alla mano, in una decina di anni la crisi ha spazzato via all’incirca la metà delle imprese precedentemente attive, mandando in fumo allo stesso tempo anche la metà dei posti di lavoro del comparto. Per la precisione, come rivelato dai rappresentanti sindacali locali, il numero di addetti iscritti alla cassa edile è passato dai 7 mila registrati nel 2008 agli attuali 3.200, ma “resta imprecisato, ora come prima della crisi, il numero dei lavoratori costretti ad aprire una partita Iva per poter lavorare pur essendo dipendenti a tutti gli effetti”.

Lo sciopero nazionale

In aggiunta a questo scenario già piuttosto sconfortante ci sono poi le problematiche più generali, a cominciare dalla delicata questione del contratto dei lavoratori edili, riguardo al quale da un anno e mezzo persiste una situazione di stallo che è stata alla base della decisione di indire una manifestazione nazionale di protesta, con cortei in tutta Italia. Sei nello specifico le città in cui sono stati organizzati raduni interregionali, ovvero Cagliari, Palermo, Napoli, Roma, Padova e Torino, dove in particolare sono giunti i lavoratori riminesi ed emiliani.

Le ragioni della protesta

Sul tavolo delle discussioni ci sono anche altri punti piuttosto importanti, perché le rivendicazioni di sindacati e lavoratori riguardano una maggiore sicurezza nei cantieri, l’introduzione di nuovi strumenti contro il lavoro irregolare (un fattore che provoca concorrenza sleale e aumenta il rischio di infortuni sul lavoro), la costituzione di un fondo sanitario integrativo per integrare le carenze della sanità pubblica; e poi, ancora, tra le richieste ci sono anche il potenziamento del fondo pensionamento anticipato per consentire uscite in cambio di nuove assunzioni e infine gli adeguamenti salariali, in linea con quanto avvenuto già in altri settori.

L’edilizia in Emilia Romagna

Insomma, per l’edilizia in Emilia Romagna è un momento complicato, ma il settore continua a essere uno dei pilastri dell’economia dei territori regionali: secondo alcune recenti statistiche, le costruzioni rappresentano infatti il secondo ambito più rappresentativo nel quadro complessivo della struttura produttiva della regione, con un apporto del 16 per cento all’incirca, dietro solo al commercio.

La tecnologia per ripartire

Ecco perché è importante per le imprese riuscire a invertire la rotta, intercettando anche le nuove potenzialità offerte dalla tecnologia applicata al settore edile, che sta vivendo una fase di profonda trasformazione sia per quanto riguarda le macchine che, ancor più decisivo, i processi. Oggi il cantiere vive anche sul Web, infatti, e anche le modalità di accesso ai mezzi utili sono innovative: un esempio arriva proprio dal territorio regionale, dove negli ultimi mesi è stata inaugurata una nuova sede di Giffi Noleggi, che ha esteso la sua attività di noleggio mezzi professionali e noleggio furgoni a Rimini, puntando su servizi che viaggiano sia sui binari online che offline.

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